Dopo 43 ore di gameplay girovagando tra i macabri corridoi del Monastero di Nemeton, la mia avventura con Koudelka, Edward e James giunge al suo epilogo.
Sviluppato da Hiroki Kikuta (ex compositore dell'allora SquareSoft e separatosi da quest'ultima per fondare il suo studio, "Sacnoth"), e rilasciato in tutto il mondo tra il 1999 ed il 2000, questo titolo per PS1 dalle gotiche atmosfere avvicina due generi molto differenti tra loro, il Survival Horror ed il JRPG, in un connubio molto originale e "singolare" sotto diversi aspetti (nonché rischioso all'epoca!), ma che si rivelò davvero ben riuscito.
Nel gioco impersoneremo Koudelka Iasant, una ragazza dai poteri sovrannaturali, che il 31 Ottobre del 1898 raggiunge il tetro Monastero di Nemeton, nel Galles, poiché chiamata dalla voce di uno spirito. Trovando il portone principale chiuso, la ragazza decide di intrufolarsi scavalcandone le mura, per poi entrare in una stanza in cui si imbatterà nel secondo personaggio che si unirà da subito alla nostra squadra: Edward J. Plunkett, un uomo in cerca di avventure e di tesori (mi ha ricordato molto John Smith di Pocahontas!), ma "non conciato troppo bene"... e in pericolo di vita. Il gioco, infatti, ci catapulterà già dai primi minuti di gameplay nella sua primissima Boss Fight, in cui avremo modo di prendere dimestichezza con il suo altrettanto peculiare sistema di combattimento. Nel corso della trama, i due incontreranno il terzo e ultimo membro del gruppo, James O' Flaherty, un (ultra bigotto!) Vescovo inviato dal Vaticano per adempiere una specifica missione, che vi verrà rivelata nel corso della trama. Tre personaggi molto distinti e distanti tra loro e con obiettivi molto diversi, ma così meravigliosamente caratterizzati che imparerete ad amarli/odiarli sin dalle loro prime battute, uniti più per necessità che per spirito di gruppo. Le cupe atmosfere, accentuate dai bellissimi sfondi pre-renderizzati tipici di molti videogiochi di quell'era, vi faranno venire voglia di giocarvelo tutto d'un fiato, per scoprire gli oscuri segreti che si celano dietro ogni angolo dell’edificio. Il gioco è stato INTERAMENTE localizzato in italiano (cosa RARISSIMA per un JRPG!), con un doppiaggio magistrale nella nostra lingua in cui ascolteremo le bellissime voci di Jasmine Laurenti (Koudelka), Claudio Moneta (Edward), Patrizio Prata (James) e altri ancora, tra cui Emanuela Pacotto e Marco Balzarotti! Avete presente la localizzazione di “The Legend of Dragoon”? Ecco, quella di “Koudelka” è praticamente agli antipodi!
Sul lato gameplay, il gioco prevede l'esplorazione del Monastero, in cui potremo interagire con i vari ambienti e raccogliere gli oggetti sparsi nelle diverse aree, che ci torneranno utili col progredire dell’avventura. L'inventario può contenere fino ad un massimo di 50 oggetti, tra Armi, Equipaggiamento, Accessori e Consumabili (compresi i Key Items!), quindi sappiate gestirlo, perché si riempirà prima che ve ne rendiate conto! I puzzle e gli enigmi ambientali sono ben strutturati e spezzano gradevolmente sia il progredire "corridoiesco" dell'avventura che gli scontri casuali coi nemici, la cui frequenza è sostanzialmente "in linea" con quella di altri titoli dell'epoca, ma che può essere comunque abbassata recuperando uno specifico oggetto nel gioco. A volte verrà anche richiesto fare del backtracking, che però non si rivelerà mai eccessivamente frustrante, data la presenza di shortcut che saremo in grado di sbloccare, e anche perché ciò ci darà modo di imbatterci in diversi nemici davvero spaventosi (come in qualsivoglia horror che si rispetti) e di aumentare di livello.
Il sistema di combattimento è a turni, ma con un tocco strategico molto singolare, specie per un Horror: similmente al gioco degli scacchi, i membri del party potranno muoversi in varie direzioni all'interno del campo di battaglia suddiviso in caselle visualizzabili durante gli spostamenti, ma senza mai oltrepassare la linea in cui si trova un nemico (non è possibile attaccarlo da dietro, per intenderci). Nello stesso turno, oltre allo spostamento del personaggio, è possibile anche utilizzare oggetti, cambiare arma o ricorrere ad attacchi sia fisici che magici, entrambi potenziabili man mano che verranno utilizzati. Le armi sono suddivise in diverse categorie (come spade, spadini, pistole, fucili, ecc.) e si romperanno dopo un certo numero di colpi, ad eccezione di quelle da fuoco in cui, però, sarà necessario recuperare i giusti proiettili per poter essere utilizzate. La difficoltà del titolo è, in linea generale, bassa, tranne per alcune Boss Fight che richiedono un briciolo in più di impegno. Sarà comunque possibile levellare molto facilmente; se odiate i combattimenti a turni e gli scontri casuali, non temete, perché il gioco cerca di venire incontro anche a chi non è molto avvezzo al genere. Ciò che rende “Koudelka” un prodotto assai diverso dal forse più famoso “Parasite Eve” è che, sebbene entrambi siano un mix di JRPG e Survival Horror, i combattimenti in tempo reale di quest’ultimo lo portano ad essere più sbilanciato sul versante Survival Horror, mentre “Koudelka” resta più ancorato sul fronte ruolistico, strizzando maggiormente l’occhio alla serie “Final Fantasy”.
La colonna sonora, anch'essa composta da Hiroki Kikuta, rappresenta un altro aspetto alquanto "atipico": a differenza di quelle di Horror puri come “Silent Hill” o “Resident Evil”, qui ci troveremo ad ascoltare delle musiche alquanto "indianeggianti", come quelle dei combattimenti casuali e contro i Boss: personalmente le ho molto apprezzate, perché le ho trovate molto "JRPG-esche" e poco Horror ma, ovviamente, ognuno ha i suoi gusti. Pur contando solo 12 tracce (la maggior parte degli ambienti ha solo effetti di sottofondo come rumore di passi, pavimenti scricchiolanti o porte cigolanti), le ho trovate meravigliose.
La longevità del titolo è breve: il gioco può essere terminato in circa 10 ore ma, se volete sconfiggere un Boss opzionale particolarmente forte, ottenere gli oggetti "segreti", arrivare al Livello 99 con i tre personaggi ed esplorare praticamente tutto il Monastero, potrete terminarlo sulla 40ina di ore, come ho fatto io (o anche meno). Perché sì, e qui mi rivolgo ai completisti, nel gioco è anche possibile entrare in possesso di oggetti nascosti, se salverete la partita in momenti BEN PRECISI di tempo di gameplay e con un numero BEN PRECISO di oggetti nell’inventario: alcuni di essi si riveleranno davvero utili!
Nonostante la breve durata, il gioco è suddiviso in ben 4 dischi, data la presenza di meravigliosi filmati in computer grafica e di diverse scene parlate. Sono presenti anche finali multipli, a seconda di come vi comporterete nelle fasi terminali della storia.
Per quanto riguarda i difetti, purtroppo “Koudelka” non ne è esente: i movimenti rigidi e macchinosi della protagonista, i combattimenti frequenti e i continui cambi di inquadratura della telecamera ad ogni transizione possono rendere davvero scomoda l’esplorazione in alcuni punti. Anche le lunghe animazioni durante gli scontri possono rivelarsi frustranti, a lungo andare. Inoltre, è presente un bug abbastanza grave (a partire dal terzo disco) in cui la transizione da una schermata alla successiva può generare degli sfondi neri e mandare in freeze il gioco, costringendovi a riavviare e facendovi perdere minuti o ore preziosi di gameplay, motivo per cui consiglio di salvare spesso la partita (anche con Quick Save, se state giocando tramite emulazione). La traduzione italiana dei testi, seppur ben realizzata, ha delle piccole sbavature qua e là e anche un errore di traduzione dall’inglese per ciò che concerne due frasi, che sono state scambiate di posto in fase di localizzazione: una nella Biblioteca, che si riferirà una statua estraibile nel Magazzino, e quella del Magazzino, rivolta ad una porta murata nella Biblioteca.
A chi mi sento di consigliare “Koudelka”? Sicuramente ai fan dei JRPG, specie a coloro che hanno adorato i “Final Fantasy” classici o altri titoli PS1 con combattimenti a turni; ai fan del retrogaming, che sanno apprezzare un titolo con oltre un quarto di secolo sul groppone senza lasciarsi intimidire da una grafica e un gameplay datati; a chi cerca un’esperienza breve ma intensa e a chi ama gli Horror e magari vuole qualcosa di "diverso dal solito". Sicuramente un pregio di questo titolo è quello di avermi fatto avvicinare in punta di piedi agli Horror, un genere a cui non sono mai stato interessato prima d’ora, ma che sicuramente tornerò a giocare, quantomeno ibridato a meccaniche ruolistiche. Non è un capolavoro come può esserlo un “Final Fantasy VII” o uno “Xenogears”, intendiamoci, ma è sicuramente un titolo che custodirò gelosamente nel mio cuore. “Koudelka” è la prova che un gioco non debba essere necessariamente acclamato dalla massa per poter essere apprezzato, e che uscire dagli schemi e osare combinazioni di più generi può rivelarsi, a volte, una scelta vincente. Per il futuro… la trilogia di “Shadow Hearts” sarà sicuramente nella lista di titoli da giocare!